In CIAT

Sono diventato un guru, un leader, una personalità da conoscere, non ancora come il Dalai Lama o come il capitano Kirk ma qualcosa di simile. Nei nobili ambienti che frequento, le strade, mi descrivono come un tipo strano e originale, capace di ascoltare e donare parole di conforto, libero da pregiudizi e grande osservatore. Insomma un trottolino amoroso dudù-dadadà. Il perché, almeno per quello che mi riguarda, è semplice e comprensibile.
Ho creato qualcosa di concreto e solidale, un’associazione. Gli adepti cominciano a diventare tanti, parlano in giro, tra loro e con le altre specie e il mio nome è sulla bocca di molti. Quest’associazione, il cui nome lo sto inventando ora di sana pianta, è quella dei Cuori Infranti Amici di Topper, la CIAT, dove ci si incontra e si parla in modo reale, da non confondere con la chat, dove ci si incontra e si parla in modo virtuale.
In realtà il precursore del club non sono stato io ma un caro amico che porta il mio stesso nome e che, dopo undici anni di fidanzamento, è stato mollato dalla ragazza. Lui ha sofferto, ha reagito, ha temprato il suo spirito ed oggi è un marito-padre felice, fonte inesauribile di saggezza. Naturalmente ha sposato un’altra. E’ stato il mio maestro, mi ha insegnato tutto: dall’antica teoria dell’una-persa-cento-trovate all’arte dello svago come fonte di salvezza, dal gioco delle coppie a quello del dottore. Con lui ho imparato ad usare la parola e soprattutto a non usarla, a ridere piangendo e piangere con un occhio solo, ad assimilare tutti i vizi capitali e tutti i vizi in genere, ad infrangere nove comandamenti su dieci (uno purtroppo non riesco a non rispettarlo). Ho studiato per mesi, mi sono evoluto e mi evolu… evol… evolvo, sì, mi evolvo ancora.
Una grigia mattina di dicembre il maestro mi ha detto “Topper, sei pronto, va’”. Ho girato il mondo con la fantasia, ho letto molti libri, ho fatto esperienza, mi sono fatto una cultura nuova, mi sono fatto. Il maestro, tornato nel suo tempio, mi aveva tenuto nascosto solo un dettaglio: un dono, un potere che possedevo e di cui non ero a conoscenza.
Il primo iniziato al club è stato GC. In un periodo in cui non parlavamo nemmeno, ricevo una sua telefonata sospetta. Il classico “Come stai? Tutto bene?” e i troppo docili “mi fa piacere” ad ogni mia risposta hanno sciolto i miei dubbi. Anche lui dopo sei anni si era lasciato con la ragazza. Si è confidato, mi ha chiesto consigli, si è aperto. Ci siamo riscoperti amici e ora usciamo spesso insieme.
Una notte incontro M dopo parecchio tempo che non la vedevo. Iniziamo a frequentarci e che succede? Il suo ragazzo la lascia dopo sei anni. Mi ha raccontato tutto, sono tornato ad essere il suo migliore confidente. Ci siamo riscoperti amici e ora usciamo spesso insieme.
Una sera M mi presenta la sua amica G. Una settimana dopo cosa accade? Il suo fidanzato la scarica dopo sette anni e lei chissà perché si confessa con me. Ci siamo scoperti amici e ora usciamo spesso insieme.
Il club non era ancora formalmente nato. L’idea si era però già insidiata nella mia testa quando ho capito di essere in grado, con la sola presenza, di poter sciogliere le coppie, anche quelle apparentemente indissolubili, salvo poi diventare, senza volerlo, strettissimo confidente e consigliere della parte lesa. Questo era il dono, il potere che il maestro mi aveva nascosto e che tuttora si mantiene incontrollabile: non ho possibilità di gestirlo e onestamente mi rattrista assistere a questi drammi senza poter far nulla. So cosa si prova e non è bello. No, non è affatto bello. Ecco perché cerco di rimediare con la mia esperienza e la mia umanità, elargendo consigli e pacche sulle spalle per guadagnarmi, in assoluta buona fede, la fiducia delle anime sofferenti per portarle fuori dal tunnel (come se sapessi come si fa…).
Nel periodo in cui stavo male, quando io ero nel tunnel, odiavo e invidiavo tutte le coppie: Mork e Mindy, Carlo e Camilla, Ric e Gian (che odio tuttora), penna e calamaio, il re e la regina di cuori, la scarpa destra e quella sinistra. Per strada avevo la tentazione di uccidere i fidanzatini che camminavano con la manina o quelli che si sbaciucchiavano davanti a tutti ma, siccome “non uccidere la donna d’altri” (faceva così no?) era il comandamento che non riuscivo ad infrangere, cercavo di picchiare gli uomini. Non sopportavo nessuno. Tutti dovevano provare quello che stavo patendo io. E’ stato lì che la mia volontà, il mio odio e la mia tenacia hanno fatto sì che il dono si sviluppasse in me. Così è nato il club.
Qualche week-end fa sono uscito con alcuni amici. Tra loro c’era M che negli ultimi tempi non si era fatto vivo perché troppo preso dalla sua ultima fiamma.
Topper: “M? Che ci fai qui con noi? La tua ragazza ti ha slegato stasera?”
M: “Da ieri anch’io faccio parte del club!”
Topper: “Ah! Ci siamo per caso incontrati nei giorni scorsi?”

Due settimane fa ho rivisto la bellissima V, per la quale ho un debole da circa dieci anni. Il giorno dopo ho saputo che aveva qualche problema col suo fidanzato storico. La prossima volta la tessero.
L’altro pomeriggio sono uscito con G. Parcheggiata la macchina, ho visto una ragazza che chiaccherava animatamente con un ragazzo. Due ore dopo, andando a riprendere la macchina, ho trovato la ragazza sola che piangeva seduta sul marciapiede. G è salita in macchina. Io mi sono fermato, dovevo sapere.
Topper: “Tutto bene?”
Ragazza che piange: “Sì, grazie”
T: “Posso aiutarti? Vuoi un po’ d’acqua?”
RCP: “No, grazie”
T: “Problemi di cuore vero?”
RCP: “Sì”
T: “Non sei la sola. Starai bene presto, ne so anch’io qualcosa”
RCP: “Sei gentile, grazie”
T: “Sei sicura che non hai bisogno di niente?”
RCP: “Niente”
T: “OK, non insisto. Ciao”

Casi del genere ne potrei elencare molti altri: MR con il ragazzo pelato, un’altra G con uno stupido di nome C, un’altra V con un altro stupido di nome F. Questi ultimi sono tornati insieme. Forse non stavo bene il giorno che li ho incontrati o magari si tratta dell’eccezione che conferma la regola. Comunque sia, tutti hanno parlato con me, tutti sono entrati nel club. L’aspetto interessante è che tutti vengono da me: non sono io a cercare il dialogo, solo loro che mi telefonano, mi chiamano, aspettano l’occasione per sfogarsi. La mia storia passata è entrata nella leggenda. Non sanno che io ho causato il loro disagio ma sanno che io posso aiutare molto. Io divento amico di tutti. Certo mi danno un po’ fastidio le richieste di soccorso alle tre di notte o le trasferte fuori città ma che posso farci? Devo o non devo espiare le mie colpe? Magari se raggiungo un tot di anime salvate, il dono mi abbandonerà così come è arrivato. Intanto ci convivo.

Se tenete davvero al vostro partner, evitatemi. Se non riuscite ad evitarmi, mi amerete presto.

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16 pensieri riguardo “In CIAT

  1. Caro Topper, non angustiarti, non è colpa tua. Se guardi bene, dietro ogni amore, c’è, scritta in piccolo, la data di scadenza. Te lo dice uno che potrebbe essere socio onorario del tuo club e che ha donato il suo cuore all’AIDO tanto non gli serve più…

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  2. topperino!!!!!!!!!ma che stai a dì…io non ci credo che sei tu il catalizzatore…secondo me e che tu emani un’aura buona e che alla fine tutte le belle storie che sembravano belle erano cmq sul punto di finire…
    io nel club vorrei entrarci, ma con ciccio…
    va bhe!!!non divago…
    baciotti topperino…latito, ma sei sempre nel mio cuore…

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  3. Topper…ora che ci penso…da quando ti leggo.. nememno la mia coppia gode di ottimissima salute. Che faccio ti evito e mi prenoto una tessera? :-/

    Ps Io eviterei le pacche consolatorie sulle spalle, oh sì…Ci ho appena scritto un post vetero pessimista sulle pacche consolatorie, d’ora in poi, dopo questa inconfessabile professione di pessimismo tutti i miei “lettori” o amici mi odieranno…Vorrà dire che fonderò un altro club, il MPAC, il Marianna Pessimism Associated Club…AHHH

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