Le ultime parole famose

Qualcuno lo sapeva, qualcuno non poteva. Qualcuno ricordava, qualcuno lo sbagliava. Uno lo viveva.
Era il 23 febbraio dell’anno 19xx quando colui che un giorno qualcuno avrebbe chiamato Topper, pianse per la prima volta. Non sapeva il perchè di quelle lacrime inesistenti e di quelle urla tutt’altro che soffocate. In verità non sapeva proprio nulla. Tanti anni dopo Topper ripensa a quel maledetto giorno e non si ricorda proprio un bel niente.

Questo blog chiude.

Non è da me prendere decisioni affrettate, senza il giusto equilibrio tra istinto e ragione. A volte le scelte non le facciamo noi, ci vengono imposte, si impongono loro stesse. Io ne so qualcosa, chi mi conosce dall’inizio di quest’avventura lo sa bene.
Io non ho scelto di nascere, mi è stato imposto. "O esci tu o ti tiriamo fuori noi!" sono state le prime parole che ho ascoltato in vita mia. Non volevo venire al mondo, anche se tutti mi aspettavano, o più plausibilmente non avevo idea di dove si trovasse. Ero testardo prima di essere. Ho provato a restare immerso nella mia bolla ma il cesareo ha avuto la meglio. Quando sono colato fuori dal ventre di mia madre dissi all’ostetrica che un giorno avrei aperto un blog. Lei nemmeno immaginava cosa fosse ma mi sorrise lo stesso. Questo è ciò che mi hanno raccontato.
Negli anni ho dovuto imparare tutto: in una parola ho imparato a vivere. In due a crescere ed ambientarmi. In tre amare, odiare e mangiare. Tutto senza possibilità di scelta. Il blog mi aspettava. Come è stato per me con i miei genitori, per venire al mondo il blog attendeva una storia d’amore. Finalmente è arrivata. E’ stata intensa, è durata. Non è stata sufficiente però per concepirlo. Mancava qualcosa oltre a quell’amore immenso che provavo. Mancava che lei mi lasciasse… ecco! Eccolo il concepimento! Per quattro mesi ho camminato non col pancione ma col testone, pieno di pensieri e parole, parole, parole che avevano bisogno di essere collocate.

Era il 6 ottobre dell’anno 2004 quando il blog che un giorno qualcuno avrebbe chiamato "Lei e tutto il resto" mi fece piangere per l’ennesima volta. Stavolta sapevo il perchè di quelle lacrime tutt’altro che soffocate e di quelle urla inesistenti. In verità non sapevo proprio nulla. Fra tanti anni ripenserò a quel maledetto giorno e non ricorderò proprio un bel niente.

Il blog è nato perchè sono stato battuto dall’amore. No, è più corretto dire che sono stato fottuto dall’amore. "Lei e tutto il resto" è la mia creatura, mi ha dato tanto quando ne avevo bisogno e me lo ha tolto quando non mi serviva. Lei rappresentava una parte di me e tutto il resto rappresentava tutto il resto. L’ho cresciuto, l’ho nutrito, l’ho educato. Adesso è bellissimo, mi piace davvero. Adesso è attivo più che mai (proprio adesso adesso no…). Adesso è inutile: Lei fa ancora parte di me ma gli equilibri sono cambiati. Tutto il resto ha preso il sopravvento, manifestando la sua prepotenza in questi ultimi quindici giorni. Quindici giorni che riassumono sei mesi. E’ stato nuoto, molto nuoto e molta acqua, in cielo, in terra e in vasca. E’ stato calcetto, con gli amici, i colleghi, gli estranei. E’ stato il mio compleanno, il Natale, il capodanno. E’ stato Maria Grazia, Simona, Francesca, Panzerotto, Daniela, Martina e tutte le bellezze fuori e dentro che ho incontrato. E’ stato Sergio, forse il mio migliore amico. E’ stato gente nuova e vecchia, tanta gente. E’ stato un’infinità di contatti, di amici veri che ho trovato qui senza averli mai visti in faccia. E’ stato pallavolo, lo sport che ho deciso di conoscere per arbitrarne le partite. E’ stato libri, pagine e pagine, soglie di porte aperte verso altri mondi. E’ stato lavoro, pesante, appassionante. E’ stato gioia e dolore, pianti e sorrisi, baci, abbracci, bambole e bastardi.
E’ stato una caduta, con il ginocchio che ha sposato il polpaccio. E’ stato mille chilomentri, percorsi tra sabato e domenica dormendo tre ore. E’ stato la rissa di sabato. E’ stato le gare di domenica a cui ho partecipato nascondendo l’infortunio. E’ stato lo stare semplicemente fuori, ogni sera, per vedere quanto la città fosse cambiata in mia assenza. E’ stato anche Lei, che ora è andata e che, purtroppo o per fortuna, rivedrò solo fra tre mesi.

Mi sono svegliato ieri ricordandomi di avere un blog. E’ stato strano: il blog non mi è mancato. Mi sono mancati gli amici del blog, che avrei chiamato tutti, uno per uno, se avessi potuto. A qualcuno ho pensato tanto, a qualcun’altro tantissimo. Le parole però, quelle lette e quelle scritte, non mi sono mancate. Le ho tenute strette strette, per usarle e sfruttarle al momento opportuno. Il momento è questo. Il momento di scrivere. Mi piace scrivere. Mi piace quest’ultimo post.

Questo blog chiude… mi piace dire cazzate.

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14 thoughts on “Le ultime parole famose

  1. va bene topper, mi hai convinto. nonostante la mia flebile voglia di scrivere -dove scrivere è vivere- ti lascio un saluto. Ti leggo da molto.In silenzio. 🙂
    vann

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  2. D’accordo, avrò anche la febbre a trentanove ma io questo post non lo capisco..

    tu non lo chiudi questo Blog, capito?

    Chi mi dirà poi quanto gli fanno piacere i miei commenti?!

    Questo Blog non chiude, e ai malati nn si dice mai No..

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  3. è bello ciò che dici, sapere che hai altro, una vita piena di emozioni forti fuori da qui
    vai e vivile con gioia 🙂
    per quanto possa valere, mi mancherai
    tanto!
    ti abbraccio
    Blue

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