Sulla bilancia

Non sono soddisfatto di questa vita. Ne voglio un’altra. Non so però dove trovarla, se si possa comprare, quanto costi, se accetterebbero questa in permuta. Parlerei con Dio se credessi in lui. Farei un patto col diavolo se non avesse paura di me. Mi convertirei a qualsiasi religione se avessi la certezza di un’altra possibilità. Magari ce l’ho e nessuno me lo dirà mai. Intanto, resta il fatto che non sono contento.
Scrivo per non parlare. Parlo per non pensare. Penso per non piangere. Piango per sfogarmi. Mi sfogo scrivendo.
E’ successa una cosa bellissima. L’ho poggiata sul piatto di una bilancia e sull’altro ho messo una cosa bruttissima, la cosa bruttissima, l’unica. Naturalmente quest’ultima era più pesante. Fino a quando non avrò esperienze tali da poter contrapporre a questo peso opprimente, io non sarò appagato. Potrei impiegarci una vita. E se non bastasse?

Haiku

Un pomeriggio d’inverno il giovane poeta Suiwo si recò dal maestro Tanzan e gli chiese di indicargli il sentiero più celere per conseguire la saggezza.
Tanzan indicò una ciotola d’ebano e disse: “Se veramente desideri divenire saggio devi riuscire a penetrare la natura-buddha di ogni cosa: prendi quell’oggetto con te e medita per sette anni, poi torna da me”.
Quando Suiwo tornò, il maestro gli disse: “Non sei ancora pronto: medita per altri tre anni, poi torna da me”.
Quando il giovane allievo fece ritorno, il maestro gli disse: “Non sei ancora pronto: medita per altri due anni, poi torna da me”.
Quando il giovane apprendista tornò, Tanzan disse: “Non sei ancora pronto: medita per altri due anni, poi torna da me”.
Quando Suiwo fece ritorno, Tanzan gli disse: “Tsunami, Suzuki, Jalisse!”, e a quelle parole Suiwo fu illuminato.

39

Lavoro tutto il giorno, tutti i giorni da lunedì a venerdì.
Nuoto due ore al giorno, tutti i giorni da lunedì a venerdì.
Gioco a calcetto, tre volte a settimana.
Che sia impegno o divertimento non importa, è comunque pesante.
E’ bello quindi arrivare al fine settimana e ritrovarsi finalmente, per l’ennesima volta, 39 di febbre.

Nulla dies sine linea

Questo blog non funziona, è rotto. Non è sincronizzato con le esigenze del suo proprietario che sarei io: quando mi assento riceve un sacco di commenti, quando sono presente nessuno viene a trovarlo.
Ho cercato un blogghista, un tecnico specializzato che potesse ripararlo ma, a quanto pare, in giro non se ne trovano. Mi sono rivolto allora all’assistenza anche perché il blog, avendo meno di due anni, è ancora in garanzia.

Topper: Buongiorno. Le ho portato il mio blog, potrebbe controllarlo?
Signor Splinder: Certo. Qual è il problema?
Topper: Vede, non riesce a sintonizzarmi sulla banda dei miei link preferiti. Se ci sono io, non ci sono loro. Se ci sono loro, non ci sono io.
Signor Splinder: Capisco.
Topper: Ieri in ufficio l’ho tenuto d’occhio per tutto il tempo, in continuazione. Non si è visto quasi nessuno. Se invece io fossi stato da un’altra parte, scommetto che sarebbe arrivata una miriade di commenti!
Signor Splinder: Me lo lasci. Forse c’è un falso contatto.
Topper: Questo lo escludo. Sui miei contatti metto la mano sul fuoco.
Signor Splinder: Potrebbe esserci un intruso…
Topper: Io dico di no. Comunque, se vuole, controlli lo stesso.
Signor Splinder: Ci penso io. La contatto lunedì, al massimo martedì mattina.
Topper: Lunedì? A me il blog serve!
Signor Splinder: Immagino. Ma sa quanti ne ho da riparare? Guardi un po’ in giro.
Topper: Accidenti! Ma quelli lì funzionano ancora?
Signor Splinder: Mica tanto, hanno template pesantissimi che spesso si fatica a caricare. Quegli altri sono pieni di polvere perché vengono aggiornati ogni morte di Papa.
Topper: Ogni morte di Papa… tra poco allora… speriamo di no!
Signor Splinder: E quelli li ha visti? Sono pieni di parolacce!
Topper: E’ uno sporco lavoro il suo ma qualcuno deve pur farlo.
Signor Splinder: Eh eh! Mi dica: quanti commenti vorrebbe per ogni post?
Topper: In realtà del numero di commenti non me ne frega proprio niente. A me interessa solo scrivere. E poi non vorrei trascurare i miei contatti.
Signor Splinder: Vedrò che posso fare. A proposito, ha fatto qualche modifica al template?
Topper: Beh, sì, lo fanno tutti.
Signor Splinder: In questo caso la garanzia decade. La riparazione le costerà.
Topper: Va be’, lasciamo stare. Già immagino il prezzo: non ho tutte quelle parole da spendere. Preferisco riportarlo indietro. Arrivederci!

Tornato a casa, mi sono collegato. Niente commenti. Ho chiuso ripromettendomi di tornarci l’indomani e mi sono dedicato a MSN. Lì almeno qualcuno c’è sempre stato. Mi sbagliavo. Avrei avuto tantissime cose da dire ma nessuno me le avrebbe chieste. Mi sono domandato cosa non andasse, se davvero il blog fosse rotto e se fosse colpa mia. Del resto, mi sono detto, ognuno ha i propri impegni, il tempo è un bene prezioso.
Ho bevuto un bicchiere di assenzio. Ho mangiato un panino con la pazienza. Ho letto l’etichetta di un pensiero. Solo allora ho capito. Ci proverò.
Nulla dies sine linea.

Su un tovagliolo

“Ci sono le parole lanciate al vento, quelle che difficilmente tornano indietro.
Ci sono quelle scritte, anche su un semplice tovagliolino di carta, che potrebbero restare a far parte dei ricordi.
E ci sono le parole non dette, quelle che uno sguardo, un sorriso o un bacio possono sostituire.
Sono proprio queste ultime che ti mando tramite un bigliettino, le parole che forse non riuscirò mai a dirti”.

Dico: ma davvero basta una cosa del genere, scritta su un tovagliolo, un po’ bevuto, alle tre di notte, per far colpo su una ragazza?

Le ultime parole famose

Qualcuno lo sapeva, qualcuno non poteva. Qualcuno ricordava, qualcuno lo sbagliava. Uno lo viveva.
Era il 23 febbraio dell’anno 19xx quando colui che un giorno qualcuno avrebbe chiamato Topper, pianse per la prima volta. Non sapeva il perchè di quelle lacrime inesistenti e di quelle urla tutt’altro che soffocate. In verità non sapeva proprio nulla. Tanti anni dopo Topper ripensa a quel maledetto giorno e non si ricorda proprio un bel niente.

Questo blog chiude.

Non è da me prendere decisioni affrettate, senza il giusto equilibrio tra istinto e ragione. A volte le scelte non le facciamo noi, ci vengono imposte, si impongono loro stesse. Io ne so qualcosa, chi mi conosce dall’inizio di quest’avventura lo sa bene.
Io non ho scelto di nascere, mi è stato imposto. “O esci tu o ti tiriamo fuori noi!” sono state le prime parole che ho ascoltato in vita mia. Non volevo venire al mondo, anche se tutti mi aspettavano, o più plausibilmente non avevo idea di dove si trovasse. Ero testardo prima di essere. Ho provato a restare immerso nella mia bolla ma il cesareo ha avuto la meglio. Quando sono colato fuori dal ventre di mia madre dissi all’ostetrica che un giorno avrei aperto un blog. Lei nemmeno immaginava cosa fosse ma mi sorrise lo stesso. Questo è ciò che mi hanno raccontato.
Negli anni ho dovuto imparare tutto: in una parola ho imparato a vivere. In due a crescere ed ambientarmi. In tre amare, odiare e mangiare. Tutto senza possibilità di scelta. Il blog mi aspettava. Come è stato per me con i miei genitori, per venire al mondo il blog attendeva una storia d’amore. Finalmente è arrivata. E’ stata intensa, è durata. Non è stata sufficiente però per concepirlo. Mancava qualcosa oltre a quell’amore immenso che provavo. Mancava che lei mi lasciasse… ecco! Eccolo il concepimento! Per quattro mesi ho camminato non col pancione ma col testone, pieno di pensieri e parole, parole, parole che avevano bisogno di essere collocate.

Era il 6 ottobre dell’anno 2004 quando il blog che un giorno qualcuno avrebbe chiamato “Lei e tutto il resto” mi fece piangere per l’ennesima volta. Stavolta sapevo il perchè di quelle lacrime tutt’altro che soffocate e di quelle urla inesistenti. In verità non sapevo proprio nulla. Fra tanti anni ripenserò a quel maledetto giorno e non ricorderò proprio un bel niente.

Il blog è nato perchè sono stato battuto dall’amore. No, è più corretto dire che sono stato fottuto dall’amore. “Lei e tutto il resto” è la mia creatura, mi ha dato tanto quando ne avevo bisogno e me lo ha tolto quando non mi serviva. Lei rappresentava una parte di me e tutto il resto rappresentava tutto il resto. L’ho cresciuto, l’ho nutrito, l’ho educato. Adesso è bellissimo, mi piace davvero. Adesso è attivo più che mai (proprio adesso adesso no…). Adesso è inutile: Lei fa ancora parte di me ma gli equilibri sono cambiati. Tutto il resto ha preso il sopravvento, manifestando la sua prepotenza in questi ultimi quindici giorni. Quindici giorni che riassumono sei mesi. E’ stato nuoto, molto nuoto e molta acqua, in cielo, in terra e in vasca. E’ stato calcetto, con gli amici, i colleghi, gli estranei. E’ stato il mio compleanno, il Natale, il capodanno. E’ stato Maria Grazia, Simona, Francesca, Panzerotto, Daniela, Martina e tutte le bellezze fuori e dentro che ho incontrato. E’ stato Sergio, forse il mio migliore amico. E’ stato gente nuova e vecchia, tanta gente. E’ stato un’infinità di contatti, di amici veri che ho trovato qui senza averli mai visti in faccia. E’ stato pallavolo, lo sport che ho deciso di conoscere per arbitrarne le partite. E’ stato libri, pagine e pagine, soglie di porte aperte verso altri mondi. E’ stato lavoro, pesante, appassionante. E’ stato gioia e dolore, pianti e sorrisi, baci, abbracci, bambole e bastardi.
E’ stato una caduta, con il ginocchio che ha sposato il polpaccio. E’ stato mille chilomentri, percorsi tra sabato e domenica dormendo tre ore. E’ stato la rissa di sabato. E’ stato le gare di domenica a cui ho partecipato nascondendo l’infortunio. E’ stato lo stare semplicemente fuori, ogni sera, per vedere quanto la città fosse cambiata in mia assenza. E’ stato anche Lei, che ora è andata e che, purtroppo o per fortuna, rivedrò solo fra tre mesi.

Mi sono svegliato ieri ricordandomi di avere un blog. E’ stato strano: il blog non mi è mancato. Mi sono mancati gli amici del blog, che avrei chiamato tutti, uno per uno, se avessi potuto. A qualcuno ho pensato tanto, a qualcun’altro tantissimo. Le parole però, quelle lette e quelle scritte, non mi sono mancate. Le ho tenute strette strette, per usarle e sfruttarle al momento opportuno. Il momento è questo. Il momento di scrivere. Mi piace scrivere. Mi piace quest’ultimo post.

Questo blog chiude… mi piace dire cazzate.