Cose di sbagli

Sabato pomeriggio. Topper va a trovare Vincenzo, da poco divenuto papà. A casa di Vincenzo sono già arrivati gli altri colleghi.

Al telefono.
Topper: Vicio, io mi sono liberato adesso. Gli altri sono ancora lì?
Vincenzo: Sono appena arrivati. Dai che ti aspetto!
Topper: Cinque minuti e arrivo. Hai detto dove c’è la centrale dei metronotte?
Vincenzo: Sì, il portone a lato…
Topper: OK, a dopo.

Al citofono.
Voce femminile: Sì?
Topper: Salve, sono Topper.
Voce femminile: Ciao. Secondo piano.

Davanti la porta chiusa.
Voce femminile: Chi è?
Topper: Topper.
Voce femminile: Vi, c’è il tuo collega!

Davanti la porta aperta.
Voce maschile (figlia della voce femminile): Desidera?
Topper: Buonasera, sono Topper, un collega di Vincenzo. Sono tutti dentro?
Ragazzo: Cos’è, uno scherzo?
Topper: Non capisco…
Ragazzo: Lei chi cerca?
Topper: Vincenzo M., non abita qui?!
Ragazzo: No, M. è il cognome di mia madre e questa è casa C… Vincenzo sono io…
Topper: Forse ho sbagliato. Ma mi avete aperto il portone…
Ragazzo: Mamma, vieni un attimo?!
Mamma: Che c’è?
Ragazzo: Chi era al citofono?
Mamma: Ha detto che era il tuo collega.
Topper: Io ho detto di essere un collega di Vincenzo.
Ragazzo (ridendo): Aspettavo un collega per studiare ma non si chiama… Topper hai detto?
Topper: Sì… ho sbagliato citofono allora?
Ragazzo (ridendo ancora): Direi. Ah ah ah!
Topper: Ci sono altri M. in questo palazzo?
Ragazzo (scompisciandosi dalle risate): No, solo mia madre.
Topper: Scusatemi allora… assurdo però! Va be’, arrivederci!

Al telefono.
Topper: Vicio, sono sotto casa tua. Qual è il civico?
Vincenzo: 24.
Topper: Porca trota… è quello accanto… a che piano stai?
Vincenzo: Quarto.
Topper: Arrivo.

Al citofono.
Vincenzo: Topper?
Topper: Vincenzo?
Vincenzo: Quarto piano!
Topper: Sicuro?
Vincenzo: Di sicuro c’è solo la morte. Non rompere le palle e sali!

In ascensore, davanti lo specchio.
Topper: Idiota. Che figura di mxxxx!
Specchio: Idiota semmai te lo dico io.
Topper: Questa non la posso raccontare!
Specchio: Mi sa di no.
Topper: Magari nel blog… Ci vediamo!
Specchio: Questo è sicuro!

Dietro la porta col fiocco azzurro.
Topper: Non posso sbagliare stavolta. Aspetta… ma non era femmina?

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Tempo

Non ho tempo per scrivere più spesso.
Lo scrivo ora: “più spesso”.

Il tempo, oltre ad essere denaro, tiranno e galantuomo, oltre a vincere tutto, consumare ogni cosa e divorare la pietra, oltre a non farsi aspettare da chi ne ha, oltre a far maturare le nespole con la paglia, oltre a far sperare che sia bello quando è rosso di sera, è veramente poco. In questi giorni è stato anche piovoso.

Mi scuso per le parole taciute, per quelle mancate e per quelle vomitate. Per il tempo sprecato e quello ingiustamente sfruttato. E per l’idiozia soprattutto.

Preservato

Ho sempre… hmm… ho quasi sempre avuto la testa sulle spalle, nel senso che mi reputo un ragazzo ormai cresciuto, maturo, che ha imparato qualcosa dalla vita vissuta e da quella sognata e che è entrato in quella fase dell’infinita crescita di un uomo in cui, diciamolo pure, le cazzate dovrebbero iniziare a diventare meno frequenti. Dovrebbero.
Proprio per questo, io che da sempre mi lascio trasportare dalle passioni non mi spiego come mai negli ultimi mesi non abbia usato alcun tipo di precauzione per fare… beh… quello che qui facciamo tutti. Sono molto attratto dall’altro sesso e non posso negare che anche gli incontri occasionali non siano da me disdegnati. Capitano. Due parole per iniziare, due per rispondere, si attacca bottone e ci si conosce. Se tutto poi va per il verso giusto, se entrambi lo desiderano, rotto il ghiaccio il rapporto prosegue in altre sedi. Ho avuto tanti incontri del genere da ottobre ad oggi e quasi tutti mi hanno lasciato qualcosa.
Oggi, per la prima volta, ho aperto gli occhi al termine di una dura lotta col sonno e mi sono accorto che i miei non sono stati rapporti protetti. Niente mi ha preservato. Come ho potuto fare? E se fosse già accaduto qualcosa di indesiderato senza che me ne accorgessi? Io mi sento bene, il dubbio però mi perseguita.
Per dare ragione al detto “meglio tardi che mai”, io le precauzioni le prendo da ora…

“Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.3.2001”.

Ora sono a posto. Ho anch’io lo scudo cosmico. Tremavo al pensiero che il mio piccolo blog potesse essere preso per un prodotto editoriale.
Spero non sia troppo tardi.

Belle bionde

Erano belle. Erano tante ed erano bionde. Di loro si parlava molto, troppo, probabilmente a causa del loro più grosso difetto: erano smisuratamente desiderabili. Il libro della loro vita era scritto: avrebbero sofferto per portare a compimento la loro missione e lo sapevano. Desideravano solo poterci riuscire.
La prima se ne andò subito, con nonchalance, superba e presuntuosa malgrado facesse fatica ad uscire. Non era sicura di poter essere lei la prima scelta, almeno sei compagne avrebbero potuto prendere il suo posto. Fu felice perché il destino rispettò il copione.
Anche la seconda e la terza furono fortunate. Niente di anomalo nel loro viaggio. Soltanto la terza, per un attimo, dubitò ma invano: non riconobbe subito la mano.
La quarta fu sventurata: cadde e non ebbe mai modo di rialzarsi. La mano che aspettava non arrivò mai. Il tempo decise per lei. La compiansero in tanti.
La quinta ne prese il posto ed approfittò del fato.
Dopo le prime uscite, le altre iniziarono a sentirsi meglio: ebbero più spazio per muoversi.
Dalla sesta alla nona, fu seguito il piano anche se la nona prese troppa umidità in testa prima di andarsene: la fiamma arrivò con un ritardo apparentemente ingiustificato.
Alla decima spettò una fine ingloriosa: le fu staccata la testa, aperto il corpo e gettato il contenuto in un guscio che sapeva ancora di cocco, per essere immischiato con qualcosa di stupefacente.
L’undicesima seguì la sorte della decima ma di lei si abusò in due tempi: prima una metà e poi l’altra.
La successiva trovò una mano sconosciuta e durò pochissimo. Una vampata.
La tredicesima quasi la mandarono via le altre: era troppo sciupata per resistere oltre. Fu un sollievo a quel punto finire bruciata.
Le quattro che seguirono se ne andarono praticamente insieme, bloccate da mani diverse. Si guardarono spegnendosi.
La diciottesima fece la stessa fine della decima, eccetto che per il contenitore che sapeva di cocco.
La penultima decise di scommettere con l’altra su chi uscisse prima: perse.
L’ultima, la ventesima sigaretta, è ancora lì e aspetta.

Cocktail

Prendete un bravo ragazzo. Prendetene un altro. Aggiungete Topper e portateli in giro per la città.
Prendete un locale tranquillo, metteteci dentro un po’ di musica e tanta gente.
Prendete delle ore, piccole.
Prendete una brava ragazza. Prendetene un’altra e un’altra ancora.
Riprendete il locale tranquillo, alzate un po’ la musica e aggiungete un altro po’ di gente.
Prendete la venticinquesima ora.
Infilate tutto in una lavatrice, sciacquate con birra, rum e coca e Jameson.
No, il Jameson era finito. Facciamo Havana 7.
Prendete il sole, fatelo sorgere. Prima dell’alba.
Aprite l’oblò e tirate fuori quei bravi ragazzi.
Noterete che…
Il locale vomiterà fuori un po’ di musica e di gente. La musica vomiterà suoni distorti e psichedelici. La gente vomiterà fuori e basta.
Il primo bravo ragazzo uscirà con la prima brava ragazza per andare a fare i bravi bambini.
La seconda brava ragazza uscirà con tutti i Jameson che mancavano ma lascerà dentro chi glieli ha offerti, ovvero il secondo bravo ragazzo.
Topper uscirà con la terza brava ragazza e rientrerà con i numeri di telefono delle altre due. Uscirà e rientrerà. Uscirà e rientrerà. Se ne andrà a casa, si metterà a letto e ci resterà tre giorni.