Harakiri

Per la cultura nipponica, l’harakiri rappresentava una forma rituale importantissima, attuata fin dall’epoca dei samurai che preferivano il suicidio ad una morte disonorevole per mano del nemico. Veniva praticata secondo l’antico rito del seppuku, il cui atto consisteva nell’infilarsi nel ventre, mentre si è inginocchiati, una spada dal basso verso l’alto, tenendola con entrambe le mani. Ad oggi, chi sceglie questo tipo di suicidio deve sapere benissimo come metterlo in pratica. Occorre un colpo deciso e violento altrimenti si rischia di rimanere vivi per un pezzo per poi morire per dissanguamento, il che non è molto onorevole visti i buoni propositi. Per quello sarebbe bastato tagliarsi le vene.
In occidente la valenza dell’harakiri è difficilmente riscontrabile. La forma di suicidio preferita, il suicidio nobile per eccellenza, è il colpo di pistola, idealizzato in maniera impeccabile da alcuni film di Hollywood in cui l’immancabile pluridecorato generale dei marines, implicato in un processo che rovinerebbe per sempre la sua immagine, decide di togliersi la vita sparandosi una pallottola in testa dopo aver indossato l’abito militare da cerimonia con tutte le medaglie bene in vista sul petto, giusto per far capire che gran pezzo d’uomo fosse. Anche in questo caso il colpo deve essere deciso: basta una sciocchezza, una mano tremante o un ripensamento all’ultimo secondo, per mandare tutto a farsi benedire.
I contesti sono noti. Per le rispettive civiltà, i samurai con le infradito erano eleganti almeno quanto i generali con le medagliette. La preparazione procurava loro anche un certo sollievo, ancora un po’ e tutto sarebbe finito. Il gesto finale richiedeva indubbiamente una certa dose di coraggio: il samurai non poteva permettersi il disonore di non essere capace di togliersi la vita; il generale sì ma non gli conveniva perché lo avrebbe fatto fuori qualche altro.
Il buon Topper, un po’ samurai, un po’ generale, nel suo intento non poteva esser da meno. Anche la sua preparazione era stata accurata. Notte insonne con la vita che gli scorreva davanti. Gioie, dolori, diavoli e peccatucci. Sveglia alle otto in punto. Abbondante colazione come non l’aveva mai fatta. Barba e doccia. Poi di nuovo barba, giusto per incutere terrore ai peli che avevano intenzione di ricrescere. Abito delle migliori occasioni, cioè scontatissimo. Un ultimo riflesso allo specchio e via in ufficio. In mattinata telefonata a mamma senza nulla far trapelare e saluto agli amici più cari. Sorrisi e fiumi di cordialità per tutti. Congratulazioni ai colleghi per l’ottimo lavoro svolto in questi anni. Niente testamento, non c’era motivo: Topper aveva solo Topper e presto ne sarebbe rimasto ben poco, forse un Top o forse una T.
Nel primo pomeriggio gli ultimi dettagli. Localizzato il luogo adatto affinché nessuno potesse intromettersi, bisognava controllare l’arma. In questo i samurai erano avvantaggiati perché era difficile che la spada non penetrasse nell’addome. Per i generali poteva esserci qualche problemino in più. Ecco perché, dopo essersi agghindati per benino, seguivano il classico rituale della pulizia della pistola. Topper non aveva né una spada di Hattori Hanzo né una Smith&Wesson ma un telefono cellulare. Non aveva trascurato nulla: batteria carica con iconetta tutta colorata, credito incrementato la mattina stessa, ricezione ottimale con quattro tacche. Con quel telefono, Topper l’avrebbe fatta finita. Con quello avrebbe buttato gli avanzi della sua vita nella spazzatura. Con quello aveva deciso di chiamare Lei dopo tre mesi in cui era riuscito ad evitare l’impulso suicida.
Presto Topper topperà.

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37 thoughts on “Harakiri

  1. in verità in verità ti dico,hattori hanzo sono io.se quella zzoccola bionda non fosse venuta a sgrattuggiarmi i cosiddetti nel mio allegro locale mi sarei risparmiato tutta una serie di casini compreso dover spiegare a mia moglie perchè tutti mi vengono a cercare e invece di comprare il sushi e il sakè mi scattano le foto.stupidi americani e poi dicono che siamo noi giapponesi a fare turismo storming io li ammazzo tutti

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  2. … scrivere un libro è una frase densa di significato, alla quale io fatico aad avvicinarmi. diciamo che scribacchio pensieri in successione, magari qualcosa ne verrà fuori, un giorno o l’altro… grazie per la visita e… bel blog!

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  3. non lo so…ma mi sa che di troppo c’è un telefono…e la tua strana maniera di usarlo!
    cmq…io sono daccordo con te!
    se t va di farlo fallo…al limite mi propongo per aiutarti a raccogliere i pezzi!

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  4. e ormai quel telefono l’hai usato. la prossima volta cerca di pensare alle parole della mia cara Alda Merini, che ho ritrovato per te:
    E perciò non ti chiamerò al telefono
    né avrò bisogno delle tue vene che pulsano
    il dolore prosciuga tutto
    il dolore è un anello sponsale
    ti sposa nella dolcezza
    e nella verecondia feroce,
    io oggi mi sono sposata al dolore,
    mi sono divisa da te.

    Ti lascio un bacio. un abbraccio forte e tutto il mio affetto per raccogliere i cocci
    e.

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  5. Tempo fà scrissi, dopo una telefonata….
    Ghiaccio liquido le tue parole ibernano il mio cuore….
    mi fanno male, mi allontanano da me….
    ma come droga, sento di non poter fare a meno della tua voce…..
    Vorrei abbandonarmi alle tue parole….
    Vorrei perdermi negli intrigati percorsi dei tuoi ragionamenti….
    Vorrei seguirti nella tua danza pregna di follia….
    Ma non posso!!!
    Non posso infrangere la mia campana di cristallo!!!
    Puoi definirmi codarda….
    Se vuoi,anche ipocrita….
    Ma rimango sempre e solo una donna terribilmente spsventata…..e irrimediabilmente intrappolata nelle sabbie mobili del passato…..
    Quella telefonata aspetta ancora risposta….non ho cancellato quel numero….ogni tanto lo guardo e penso e poi non chiamo….non ho mai amato e sofferto per quella voce….ma capisco quello che senti….

    Hai ragione nel tuo commento….ma a volte il dubbio che sia troppo bello per essere vero è tangibile….e non c’è ottimismo che tenga!!!!
    Fortunatamente poi il momento passa in fretta e il sorriso a 30 denti torna a brillare…..ti voglio bene topperino….billa

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  6. strano modo per suicidarsi… lasciare che le onde elettromagnetiche del telefonino ci brucino tutti i neuroni… 🙂
    a parte le cazzate… poi l’hai chiamata veramente la tipa? e che ti ha detto?
    guarda che se tornate insieme non si è trattato di suicidio, ma di un grande gesto di coraggio da parte tua!
    ciaooo
    davide

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  7. curiosissimo topperino…l’amichetto mio preferito è il mio fantastico cugino e il libro è non ti muovere di margaret mazzantini…
    soddisfatto?
    CURIOSONE!!!!!
    ti voglio bene!
    lo hai letto?
    aspetto recensioni!

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  8. anche io spero sempre meglio ma T. è veramente un gran figo!:-)
    comunque mi sono comprata un libro anche io….e credo tu l’abbia letto….credo…
    in ogni caso te lo dico appena riesci a chiamarmi!
    🙂
    (ricattino?)

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  9. speriamo che topper abbia trovato occupato, sarebbe un peccato se non tornasse più indietro..;o). Ancora i miei studi vanno a rilento…e infatti eccomi qua come vedi :), cmq grazie x le tue visite..Un bacione 🙂

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  10. shrek2 è un film fantastico 🙂
    oltre al gatto con gli stivali, veramente stupendo
    a me ha fatto piangere dal ridere pinocchio versione mission impossible
    la scena delle mutandine è qualcosa di esilarante

    una carezza speciale per te
    Blue

    (sto leggendo “il codice del quattro” credo sia ancora mglio del “codice da vinci” forse ancora più de “il nome della rosa” un thriller che ti prende dalle prime pagine…)

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  11. Ma se per te la signora è così importante,va bene chiamarla.Forse…oppure no?!Te l’ho già detto che scrivi benissimo?
    Eppoi.Mi dici che cos’ha lei che non ho io?Accidentaccio.

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