Alta fedeltà

Ci sono delle cose che vale la pena di ricordare.

1) Il libro che ho scelto di regalare a MG alla fine è stato “Alta fedeltà” di Hornby. Non conoscendo bene i suoi gusti, ho accettato il consiglio di molti optando per una lettura che fosse piaciuta a me. “Alta fedeltà” presenta tra l’altro un’infinità di analogie con ciò che ho vissuto ultimamente e non faticherei, se non fosse per il lieto fine, a definirlo parte della storia della mia vita. MG mi ha ringraziato con un bacio che mi ha fatto invidiare l’uomo che dividerà con lei il letto, ammesso che non esista già. Da quel giorno, ogni volta, ci salutiamo con un bacino, che per me è già diventato una droga.

2) Accettando il 3×1, allo spettacolo di beneficenza non sono andato con MG ma con le tre mie splendide colleghe (in verità di colleghe ne ho sei ma solo tre sono splendide) e ci siamo divertiti da pazzi. Con la scusa di un aperitivo, le ho fatte quasi ubriacare e le risate non sono mancate per tutta la sera. E non è che io fossi tanto lucido. Lo spettacolo alla fine lo abbiamo fatto noi, tanto che il direttore del personale, incontrato a teatro, ci ha chiesto come mai non ci fossimo noi quattro sul palco a intrattenere il pubblico! Memorabile quella gag nel bagno delle donne o la serie di brindisi a base di rum e succo di pera che ci ha dato la carica! MG inaspettatamente è venuta a salutarmi durante l’intervallo per poi scappare come Cenerentola. Non ha perso la scarpetta perché aveva gli stivali ma sono più che sicuro che sia rimasta bellissima anche dopo la mezzanotte.

3) La vigilia in ufficio è stata interminabile. Abbiamo quasi dormito sulle scrivanie… no, abbiamo dormito proprio. Una persona mi ha chiamato per sapere come stessi, era Lei. La conversazione è durata tre minuti circa. Alla fine, mi ha detto “a presto” mentre io tremavo nel sentire la sua voce. Forse non ha mai chiamato, forse l’ho sognata dormendo sulla scrivania. E’ certo però che Lei è ancora la numero uno.

4) Con la mia macchinetta fotografica digitale ho fatto una serie di foto che resteranno per sempre nel cuore mio e del mio hard disk. Foto alle tre grazie delle mie colleghe e foto a MG. Queste ultime posso rivederle solo con gli occhiali da sole. Quella che abbiamo fatto insieme mi ha dato la conferma che ho un debole per gli occhi azzurri e che nessuna donna è inarrivabile.

5) Notte tra il 24 e il 25. Mio padre, vestito di tutto punto da Babbo Natale, bussa alla porta con tre enormi sacchi pieni di regali. Non è la notte di Natale ma la festa del mio nipotino, tant’è che un sacco è solo per lui. Mio padre non lo avrei riconosciuto nemmeno io, per un attimo ho creduto che Babbo Natale esistesse davvero. Ecco perché non dimenticherò mai le parole pronunciate da mio nipote che, a due anni e tre mesi, non appena lo ha visto ha detto “Ciao nonno!”. Mio padre non si è più ripreso, ancora si chiede dove abbia fallito.

6) Probabilmente tutti gli amici e parenti sanno che io non uso profumi. Probabilmente lo hanno dimenticato quando hanno comprato il mio regalo. Probabilmente non si sono nemmeno messi d’accordo per farmi uno scherzo. Probabilmente da oggi sarò obbligato ad usare il profumo… altrimenti cosa me ne faccio delle sei bottiglie che ho ricevuto quest’anno?

7) Il regalo più bello? Forse l’ippopotamo di legno di Panzerotto. Il regalo più bello? Forse il libro di Sergio e sua moglie. Il regalo più bello? Forse il dopobarba delle tre grazie. Il regalo più bello? Sicuramente il pensiero che queste persone hanno avuto per me.

8) Il mio blog-mondo aveva già tanto. Amici e amiche (ho notato solo ora che praticamente ho solo amiche!!!) che spero di non perdere mai e a cui chiedo perdono se ogni tanto sparisco senza preavviso, come in questa settimana. Qualcuno è uscito dalla blogosfera per entrare nella mia vita reale e ne sono felice. In questi tre giorni un’altra persona si è aggiunta all’elenco di contatti di cui sono orgoglioso, che ammiro e amo perché mi fanno sorridere. Ciao Gollum!

9) Più che intrigante la serie di messaggi scambiati con la rossa che leggerà presto queste righe. Stranissimo ed insolito il rapporto che si è creato. Inenarrabile e fantastico tutto il resto.

10) Sogno o realtà, quando mi ha telefonato, Lei non sapeva che la stessa mattina le avevo inviato per posta un pacco regalo. All’interno del pacco, la riproduzione di un bellissimo faro e un libro. Niente lettere né bigliettini. A differenza del regalo per MG, in questo caso non ho avuto dubbi sul libro da scegliere. Non tanto perché conosco benissimo i suoi gusti ma perché quello che le ho inviato, la stessa copia che ho letto io, contiene tutto ciò che avrei voluto dirle in questi mesi. La dedica sul risvolto di copertina infatti si è limitata ad un semplice “Con tutto il bene che ti voglio…”.

Il libro che le ho inviato è “Alta fedeltà”.

Per MG

Tutti abbiamo dei sogni. Alcuni sono proibiti, altri proibitivi. Alcuni si realizzano, altri restano tali. Io di sogni ne ho parecchi, tanti quanti sono gli incubi, gli inconi e gli incilindri… solita battuta demente…
Due di questi sogni hanno un nome e un corpo di donna. Uno si chiama Effe, una ragazza che ho incontrato una sola volta in vita mia e che, come ho ipotizzato quando l’ho vista, ha incastonato i suoi occhi azzurri nel mio cuore. Le mie speranze di rivederla sono legate a queste feste e al contatto bastardo che dovrebbe farmela rincontrare. Il contatto bastardo diventerà solo un bastardo dopo il contatto tra il mio pugno e le sue gengive se non farà il suo dovere.
Il secondo sogno, proibitissimo, è MG. Un nome che dice poco ma un corpo che compensa il non detto. MG è inarrivabile.
Un amico mi ha detto che non esistono donne inarrivabili, esistono solo se noi le consideriamo tali sicché lei è proprio inarrivabile.
La vedo quasi tutti i giorni e ogni volta mi fa male perché i suoi occhi azzurri vorrebbero essere incastonati nel mio cuore ma io non posso tenerne quattro, rischierei un infarto. Allora le impedisco di trafiggermi: sguardo basso, parole contate, sorrisi di cortesia. Il che si riassume con la figura di deficiente che faccio quando la incrocio. L’altra sera però mi ha fregato.
MG: “Ciao Top, hai comprato il biglietto per lo spettacolo di beneficenza quest’anno?”
Con un movimento alla Matrix riesco a schivare la traiettoria del suo sguardo.
Topper: “Ehi ciao! Sì, sì… l’ho comprato…”
MG: “Non ci credo!”
Altro sorriso tracciante che evito per un soffio, nascondendomi dientro una pianta.
Topper: “No, sul serio, le mie colleghe mi hanno convinto ad andare!”
MG: “Bene, allora lo compro anche io!”
Topper: “$£ò&éçç!?!?”
MG: “Cosa?”
Topper: “#òç&%&$… ciao!”
Da due giorni penso a questo “Bene, allora lo compro anche io!”. Cosa vuole dire? E’ un messaggio subliminale? Viene perché ci sono anch’io? Perché le donne sono così complicate? Perché io non capisco mai un cazzo? Posso dire “capisco”? Ma lei non è fidanzata? Perché mi sorride così ogni giorno? Cosa le ho fatto io? Non ha anche quei tre anni più di me che la rendono inarrivabile?
Sergio dice che se mai dovesse nascere qualcosa tra me e MG, lui se lo taglierebbe e siamo tutti abbastanza adulti da capire a cosa si riferisse.
Daniela è convinta che MG voglia qualcosa da me. Ma Daniela stessa è inarrivabile quindi non posso fidarmi di lei.
Io so di essere bellissimo, intelligente, sicuro di sé, affascinante, a tratti irresistibile e anche molto modesto ma MG continua a sembrarmi troppo in alto. E io sono quasi un metro e ottanta.
Qualche giorno fa le ho detto che le avrei regalato un libro. Naturalmente, ho esaminato decine e decine di libri che ho letto e non ne ho trovato uno adatto. Ma il problema non è il libro che manca, sono io che non lo trovo. Devo giocare bene le mie carte o no? Come attirare l’attenzione di una donna che conosci pochissimo con un libro che possa colpirla senza apparire troppo esplicito?
Che libro?

Panzerotto

Aula 9. La mia più cara amica, Panzerotto, sta chiacchierando simpaticamente con delle persone che chiamano professori. Tra qualche minuto sarà dottoressa. Una scena già vista, difficilissima da rivivere ma impossibile da evitare: tanta gente, tanti fiori, tante foto. Sorrisi e lacrime. Cravatte e tailleur. Già entrare in aula è stata un’emozione forte. Occhi umidi i miei.
Termina la discussione. Era l’ultima. Anche quell’altra volta era l’ultima. Tutti fuori che il Gran Giurì deve sentenziare. Occhi lucidi i miei.
Tutti dentro, il Gran Giurì ha sentenziato. Voglio bene a Panzerotto. So che prenderà il massimo dei voti e la lode. Anche quell’altra volta era massimo dei voti e lode. Occhi bagnati i miei.
Massimo dei voti e lode. Stessi applausi, stessi sorrisi, stessi fiori, stesso tutto. Mi giro per nascondere le lacrime: le emozioni ormai fanno di me ciò che vogliono. Occhi fradici i miei.
Desidero un coltello e una cipolla per far credere che stia preparando un… un… che si prepara con le cipolle? Comunque… sarebbe stato meno imbarazzante. Occhi nascosti i miei.
Il suo ragazzo che le porta i fiori. Uguale a me. Io ero più bello però. Il suo ragazzo che la bacia e l’abbraccia. Uguale a me. Io l’ho baciata e abbracciata di più però. Il suo ragazzo che si emoziona. Uguale a me. Io ero più emozionato però. E anche oggi lo sono di più. Occhi tristemente felici o felicemente tristi i miei.
La gente pensa che io sia contentissimo per Panzerotto. E’ vero ma le lacrime non sono per lei. Occhi falsi i miei.

Il fascino dello sfigato

Chi ha mai sentito parlare del fascino dello sfigato? Non quello latino, quello del misterioso o quello dell’intellettuale, sto parlando proprio del fascino dello sfigato. Ecco, io ce l’ho.
Nemmeno quando avevo vent’anni mi trovavo tutte queste donne intorno. Basta che si venga a sapere che la mia ragazza mi ha lasciato che subito mi ritrovo a dovermi dividere in quattro per parlare con altrettante benintenzionate disposte ad ascoltarmi e consolarmi: la bocca parla con una, la mente con un altra, gli occhi con una terza, il corpo con una quarta. Il cuore però continua a parlare da solo.
Potrebbe sembrare una bella situazione, invece non lo è affatto. Per quanti sforzi faccia per apparire simpatico, intraprendente, sicuro di sè, nulla sembra potermi sottrarre all’etichetta che mi hanno appiccicato addosso: se bevo troppo è perchè voglio dimenticare, se non mangio sono triste, se non esco mi sto isolando, se non rispondo al telefono sto piangendo, se sto zitto penso al passato. Cose per cui non posso ubriacarmi con tranquillità, devo mangiare come un leone affamato, uscire in orari impossibili, lasciare il cellulare acceso anche la notte e parlare, parlare sempre. Non mi vedono come un tipo  interessante ma come uno che ha bisogno di aiuto.
Io ho bisogno di sentirmi normale, uguale agli altri e per quanto possa sembrare banale, ho bisogno di ritrovare me stesso. Sì, perchè mi sono perso per strada… l’avevo trovata quella giusta, forse.  In ogni caso stavo camminando. Ora sono di nuovo fermo con lo zaino pieno di fotografie, messaggi e ricordi.
Non mi piace essere indicato col dito e diventare oggetto di compassione… riesco a spiegarmi?

 

Tre

Lei aveva due vite: una reale, col marito che non amava e una ideale con l’uomo che sognava.
Poi ha conosciuto lui e si è ritrovata con tre vite: due reali, col marito e con lui, e una ideale con l’uomo che sognava.
Lei ora dorme e sogna. Il marito dorme e russa. Lui dorme con una russa.
Lei ha sognato ma si è svegliata: aveva accanto il marito che non amava, pensava a quel lui che non l’amava e desiderava l’uomo che sognava.
L’uomo che sognava invece sogna ancora: una vita ideale per lei, una vita reale per sé.

 

Gli scarafaggi non hanno re

Venerdì lascio l’ufficio intorno alle 19.30. Giro tre librerie per comprare un volumetto che cercavo da tempo ma le trovo tutte e tre chiuse. La quarta è aperta.
Topper (con la faccia da intellettuale): Buonasera, cercavo “Gli scarafaggi non hanno re” di Daniel Weiss.
Commesso: Mi dispiace, non l’abbiamo.
Topper (con la faccia da curioso): Pazienza… ma… mi scusi… le librerie per ora chiudono il martedì?
Commesso: Non mi pare che le librerie siano chiuse di martedì.
Topper (con la faccia contrariata): Guardi, ne ho trovate tre qui vicino, tutte chiuse. Questa è la prima che vedo aperta.
Commesso: Ma oggi è venerdì…
Topper (con la faccia da imbecille): Eh eh eh… sì… volevo dire venerdì… come mai sono tutte chiuse?
Commesso: Forse perché sono quasi le 20.00?
Topper (con la faccia a terra): Eh eh eh… forse ho bisogno di un po’ di riposo…
Commesso: Direi proprio di sì.
Topper (senza faccia): Buonasera.
Commesso: Buonasera.

Lavori in corso

Lavori in corso per il rifacimento della vita di Top.
Scusate il disagio, stiamo lavorando per un servizio migliore.
Per eventuali reclami su post smarriti, mail disperse o commenti taciuti, potete contattare il servizio assistenza online 24h.
Grazie.

F.to: I suoi neuroni