Cedere

Sto cedendo, lo sento. Prima di questa notte, quando il sonno cancellerà tutto, le lacrime scenderanno da sole e non sarà facile asciugarle, scaveranno il viso come solchi di un aratro ma nessun raccolto premierà l’affanno. La domenica non mi aiuta per niente, l’ho sempre detestata per la malinconia che porta con sé e che distribuisce nelle giornate autunnali. Il problema però non sono le lacrime, a quelle mi sono abituato, le conosco bene ormai. Il problema sono le conseguenze di queste dannate lacrime, così amare che non riesco a trattenerle dentro di me e così pesanti da darmi sollievo quando mi abbandonano.
Piangerò, mi sta bene, e poi? Diventerò debole, riprenderò il telefono per comporre un numero che ho quasi dimenticato… non è vero, lo ricordo benissimo… ma non arriverò all’ultima cifra, troppa paura di non trovare le risposte che vorrei, risposte che non esistono se non nella mia fragile mente. E allora mi verranno a trovare i soliti compagni di sventura: disperazione, rabbia, sfiducia, smarrimento… sono fortunato se verranno soli. Quando portano i loro amici è la fine, il caos. Amici che portano amici, questa sarebbe la mia via d’uscita. Amici giusti che in questo momento non ho.
Mi chiedo quando diventerò uomo, quando apprezzerò le cose semplici del quotidiano. Ho quasi realizzato il sogno di una vita, la casa, c’è chi non ci riuscirà mai. Eppure non sono pienamente soddisfatto, non mi sento appagato. Non riesco a godere di questa gioia. Ho lottato per arrivarci, ho fatto sacrifici e tanti me ne aspettano. Li farò con piacere. Però mi manca qualcosa, mi manca tantissimo. Cosa sono diventato? Un bambino viziato che vuole sempre tutto, di più e subito? Non penso alle persone che soffrono per me? Qualcuno si sta già stancando di venirmi dietro, pensava che a questo punto avrei già dovuto stare bene. Il mio telefono non squilla più come prima. In compenso ho finito il credito pur avendo decimato la rubrica…
Stasera piangerò. Perché non capisco ancora cosa mi sia accaduto, come sia stato possibile, dove abbia sbagliato. Un senso di fallimento e di inutilità mi pervade da mesi, dominando spesso la ragione. Non ho nemmeno più il coraggio di affrontare l’argomento, mi fa troppo male riesumare il recente passato. Non sarei capace di raccontare cosa ho vissuto. Vorrei affrontare il mio malessere ora, non le sue ragioni. Per questo scrivo, mi aiuta: la ricerca delle parole, lo sfogo che possono offrirmi, la consapevolezza di lasciare una traccia del mio pensiero rappresentano una specie di terapia. E se terapia non fosse, quantomeno mi intrattengono.
Quando ricomincerò a ridere come una volta? Dovrei ridere, ridere sempre, non piangere. Ma come si fa? Chi può spiegarmelo? Ho un pessimo carattere, me lo dicono in tanti, forse dovrei usare un Comic Sans o un Times New Roman… ok, ok, era una battutaccia, non ho saputo resistere…
Sto cedendo, lo sento. Prima di questa notte… ho mentito, sto già piangendo.