Lungo la Rambla

03 agosto 2004

Sveglia alle 5.00. Fuori buio pesto. Dentro pure. Apro gli occhi e dico “che cazzo sto facendo?”. Doccia. Ultimi preparativi. Ciao. In macchina un solo pensiero fisso: Lei. Parto.

Durante il primo volo dormo e lo spiedino conficcato nel cuore fa male. Arrivo a Malpensa, aspetto l’altro volo. Leggo molto e ogni tanto mi ripeto “che cazzo sto facendo?”. Secondo volo, leggo ancora. Arrivo a Barcellona senza avere ancora capito un cazzo. Prendo un pullman per Plaza de Cataluña, devo cercare un posto per dormire. Un gruppo di musicisti di strada sta suonando Kalashnikov, un pezzo che mi riporta in mente tristi ricordi da cui sto cercando di fuggire. Un tizio mi offre una stanza per 35 euro, troppo. Lungo La Rambla mi ferma Keith: un letto in appartamento per una ventina di euro, ottimo. In ostello, se andava bene, avrei dormito allo stesso prezzo in una camerata con non so quante persone.

La casa si trova nella stessa strada dove ho alloggiato l’unica volta che sono stato a Barcellona, sulla Rambla imboccando Carrer de la Bouqueria. La palazzina è un po’ fatiscente, come del resto quasi tutte le altre in questa zona, ma l’arredamento è spettacolare, sembra il Quinto Mondo, quel locale afro-sfasciato che frequentavo anni fa. Keith ha portato insieme a me due inglesine niente male. La palazzina si sviluppa (si fa per dire) su tre piani, sono due appartamentini. All’ultimo piano c’è quello dove dormo io: tre stanzette con sette letti in totale e mini-cesso, bagno con vasca accanto alla terrazza. Il proprietario è un certo Fernando, un argentino che sembra uscito da un film. Non è in casa. Keith ci spiega un po’ di cose ma parla praticamente solo con le inglesine. Lo mando a fanculo un paio di volte, lui mi risponde in italiano di non rompere i coglioni: abbiamo fatto amicizia. E’ uno scozzese di 25 anni che lavora per Fernando procurandogli i clienti.

Arriva Fernando con due ragazze, Simona ed Elisabetta, socievoli e simpatiche e nulla più. Però sono italiane e io posso finalmente socializzare con qualcuno. Mi aggrego a loro per andare al mare nel pomeriggio. Chiaccheriamo molto, io sono stanco. Arriviamo alla Barceloneta dopo una buona mezz’ora di camminata. Non so dove girarmi prima, è pieno di bellissime ragazze in costume. Il pomeriggio scorre in fretta. Tornati a casa, conosco altri due inquilini: Roberto dal Messico e Adrian dalla Francia. Il secondo lo vedo per la prima e ultima volta. Con Roberto invece usciamo in quatto dopo cena. Pratica hockey a rotelle, uno sport inutile.

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