Naufraghi senza volto

Un libro davvero bello, da leggere tutto d’un fiato. Con la fortuna che noi, il fiato, possiamo riprenderlo a differenza delle centinaia di protagonisti di questa pagina di storia, morti annegati nel Mediterraneo e fino a poco tempo fa seppelliti, quando possibile, senza identità. Grazie agli sforzi, alla passione e al sentimento dell’autrice, medico legale, viene fuori il volto dell’Italia di cui essere orgogliosi, quello che mette insieme competenze ed efficienza per restituire un nome ai cadaveri ripescati dal mare. Soprattutto per porre fine all’agonia dei parenti che così potranno finalmente piangerli.

Un lavoro immane, l’identificazione post mortem, raccontato minuziosamente, a volte in maniera cruda ma mai leziosa e che in più parti mi ha toccato nel profondo. Il racconto del corpo del quattordicenne ritrovato con la pagella scolastica nascosta tra i vestiti è da lacrimuccia: chissà quali aspettative di vita aveva questo ragazzino per essersi portato dietro un documento ritenuto fondamentale per il proprio futuro. Futuro che è morto con lui nel Mediterraneo.

Cristina Cattaneo – Naufraghi senza volto

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Km 123

Poco dopo la morte del Maestro, non ho avuto dubbi su quale libro leggere, l’ultimo pubblicato che non riguardasse Montalbano. E’ comunque un giallo, quasi interamente scritto sotto forma di dialoghi, che come sempre incuriosisce non poco il lettore. Non un capolavoro e in certi passi troppo elaborato ma abbastanza piacevole. Tra due giorni probabilmente lo avrò dimenticato, a differenza dell’autore che non dimenticherò mai.

Interessante, alla fine del romanzo, un articolo dello stesso Camilleri che spiega come è nato e si è sviluppato il genere giallo e perché, solo in Italia, si chiama così. Un’ultima chicca che è giusto fosse lui a regalarmi.

Andrea Camilleri – Km 123

Metà di un sole giallo

Non conoscevo l’autrice pur avendone sentito parlare molto bene. Non conoscevo il libro e la sua trama ma lo avevo in coda da qualche mese per puro caso e aspettavo il momento giusto per iniziare a leggerlo. Non conoscevo la storia del Biafra che, nonostante la sua breve esistenza come Stato e prima che io nascessi, per me ha sempre rappresentato un sinonimo di fame e povertà.

Adesso ne so un po’ di più. Parlerò anche io positivamente dell’autrice se riuscirò mai a ricordare il suo nome: ha uno stile che sembra non incepparsi mai. Consiglierò il libro a patto che non venga sfogliato sotto l’ombrellone, perché tanto leggero non è, per la crudezza, per le vicende narrate, assolutamente realistiche e anche per quei nomi di cose, città e persone a volte impronunciabili, come appunto quello dell’autrice. Continuerò a pensare al Biafra associandolo a fame e povertà, con l’aggiunta del piccolo particolare della guerra a fare da cornice. Inoltre, nei miei viaggi in Africa, non smetterò di cercare il viso di Olanna.

Chimamanda Ngozi Adichie – Metà di un sole giallo

Le gare che non ti aspettano

Sono le gare in cui fai un tempone.
Inteso come grande tempo.
O tempo grande.
Cioè lungo, altissimo.
E il tempo è denaro.
E infatti fermarsi ad ogni boa per ammirare il paesaggio non ha prezzo.