La tregua

Serie belga ambientata in un losco paesello in cui un ragazzo, immigrato africano, sfigatissimo, viene trovato morto e un ispettore mezzo psicopatico si trova ad indagare sul caso, districandosi tra omertà, depistaggi, amnesie, false intuizioni e altri omicidi. Sfigatissimo il ragazzo, perché la stessa sera in cui viene ucciso, gli sparano, lo investono con la macchina, lo prendono a mazzate, tentano di seppellirlo… finché l’ultimo dei potenziali assassini finalmente riesce a mandarlo all’altro mondo. Eppure tutti gli volevano bene, pare. Dopo che praticamente ogni personaggio viene accusato e scagionato, l’assassino viene smascherato solo negli ultimi dieci minuti dei dieci episodi ma diciamo che la sua identità si può intuire (almeno per me è stato così) già a tre episodi dalla fine, se non addirittura prima, un po’ per le inquadrature ricorrenti e un po’ per esclusione: era l’unico che non era stato sospettato in tutto il paese. Comunque non è una brutta serie, l’ho seguita con interesse anche perché, oltre al crimine e alla ricerca del colpevole, c’è un po’ tutto il male del mondo: i rapporti incestuosi, il nazista, l’albanese mafioso, il poveretto sciolto nell’acido, gli sciroccati, la multinazionale senza scrupoli, la corruzione nel calcio, il calcio, gli adolescenti idioti, i colpi di scena. Non ho trovato il pedofilo, mi sarà sfuggito. Interessante comunque, mi ha appassionato tant’è vero che ho iniziato la seconda stagione, sempre su Netflix. Se gli attori fossero stati anche belli e bravi però, lo avrebbe fatto di più. Che poi perché è intitolata “La tregua” mica l’ho capito.

La mante

Che non è “l’amante” ma la mantide, quell’insettino orribile la cui femmina uccide il maschio e se ne nutre, staccandogli prima la testa, durante l’accoppiamento. Qui è una donna, la sempre bella ultrasessantenne Carole Bouquet, pluriomicida in carcere, la quale collabora con la polizia per catturare un assassino che, venticinque anni dopo, ne replica i delitti efferati. Va detto che gli uomini uccisi dalla mantide erano pedofili, violenti, degenerati. Un colpo di scena finale svelerà perché. Di colpi di scena in realtà ce ne sono tanti in questa miniserie targata Netflix, non annoia mai e, parte qualche buco di sceneggiatura nell’ultimo episodio, risulta ben fatta anche se non è per tutti. Alcune scene infatti sono piuttosto cruente, del resto parliamo di un thriller. Le citazioni poi si sprecano, da Shining a Il silenzio degli innocenti a Misery non deve morire (quelle che mi vengono in mente), è divertente ritrovarsele durante la visione. E, insomma, mi è piaciuta. Ah, alla fine lei muore. O forse no.

Le avventure di Arsenio Lupin, ladro gentiluomo

Incuriosito dalla serie su Netflix, nonché amante del Lupin III di Monkey Punch, mi è venuta voglia di leggere qualche avventura del personaggio originale di Leblanc e ho trovato questi racconti che lo presentano piuttosto bene. Non so qual è il primo romanzo in assoluto, forse lo cercherò, qui viene fuori comunque l’Arsenio Lupin che mi aspettavo, noto e temuto, astuto e abile, affascinante, a volte ingenuo, in uno dei racconti persino raggirato, mai davvero perfetto. Le storie sono piacevoli e curiose, tutte con il colpo di scena ma chiaramente appartenenti ad un’altra epoca e forse per questo scritte in maniera non proprio egregia. Tutto sommato una lettura simpatica che, anche se non c’entra niente, mi ha spinto a recuperare i lungometraggi giapponesi del più famoso Lupin III mancanti alla mia collezione.

Maurice Leblanc – Le avventure di Arsenio Lupin, ladro gentiluomo

Il sogno e l’approdo

Racconti di stranieri in Sicilia è il sottotitolo di questo volume che comprende sei racconti di autori siciliani con la Sicilia protagonista, al centro o in disparte, come è solita fare. Ho trovato il libro a Verona, davanti la fredda vetrina di una libreria, su una bancarella di offerte a 3 euro. Nessuna esitazione nel comprarlo, mi è sembrato un segno che in una città così aperta e accogliente (!) quale è Verona, un libro del genere fosse in vendita come “scarto” e che un nordafricano come me lo trovasse. Mi ha colpito, oltre alla Sicilia, il nome di Piazzese, biologo prestato alla scrittura, come lui stesso si definisce, che ammiro da tempo immemore. I racconti sono piacevoli e piuttosto scorrevoli. Tutti trattano il tema dello straniero in una terra nuova, descrivendo in modi diversi la sensazione di attaccamento e smarrimento nei confronti di uno spazio che è – o sarà o è stato per un tempo non definito – casa. La stessa sensazione che provo io quando visito la Sicilia o nuoto nel mare. O quando leggo un buon libro come questo. Sellerio poi è una garanzia.

Maria Attanasio, Giosuè Calaciura, Davide Camarrone, Santo Piazzese, Gaetano Savatteri, Lilia Zaouali – Il sogno e l’approdo

Venerdì 12

Una raccolta di strisce pubblicate qualche anno fa con l’aggiunta di un finale che chiude definitivamente la storia e che a mio avviso rispecchia meglio l’ironia sottile dell’Ortolani di oggi. Tante battute, a tratti ripetitive, sui drammi d’amore del protagonista ma anche tanti momenti di tenerezza e malinconia che, seppur all’interno del contesto estremamente comico, si fanno apprezzare vissuti da ognuno di noi, c’è poco da fare. Niente di eccezionale, la lettura è piacevole e vuole il tuo tempo, uno o due capitoli al giorno sono l’ideale per farsi una risata e per rendersi conto di quanto noi uomini (perché di questo si tratta) possiamo autodistruggerci per una donna prima di aprire gli occhi ed arrivare a sabato 13.

Leo Ortolani – Venerdì 12

La sottile linea bianca

Non sono mai stato un grande fan dei Motörhead e nemmeno dell’heavy metal ma Lemmy, il leader della band, è stato – perché purtroppo è deceduto pochi anni fa – indiscutibilmente un’icona del rock tutto, oltre che una grandissima personalità e fonte di ispirazione per numerosi artisti del genere e non. I Metallica, per citare un gruppo con cui sono cresciuto, senza Lemmy non sarebbero esistiti.
Dopo aver finito Rock Bazar, mi sono ritrovato questa autobiografia in coda e l’ho considerata come una prosecuzione naturale di ciò che stavo leggendo. Lemmy era un personaggio sempre on the road, un uomo coerente che non si è mai piegato alle etichette (soprattutto discografiche) e alle omologazioni, scegliendo di essere sé stesso con la sua musica, difficile negli anni ’60 e ’70 (e forse anche oltre) da portare sui grandi palcoscenici. Per questo, nonostante una certa fama, non ha avuto né soldi né gloria agli inizi ma tanti riconoscimenti che lo hanno fatto conoscere al mondo intero più tardi di quanto sarebbe potuto accadere oggi. Anche io l’ho apprezzato in ritardo e mi dispiace non aver mai visto dal vivo i Motörhead. Il libro scorre veloce: a tratti fa ridere, a tratti fa riflettere ma, specialmente, fa rumore.

Lemmy Kilmister – La sottile linea bianca

Rock bazar

Una raccolta di aneddoti, leggende e miti riguardanti il mondo del rock che Massimo Cotto raccontava durante l’omonima rubrica su Virgin Radio. Li ha messi insieme e ci ha fatto un libro che ho inseguito per anni, fino a quando sono riuscito a scaricarlo gratuitamente in digitale. Comprarlo non sarebbe stato rock. Le storie sono incredibili, alcune dichiaratamente inventate, altre coperte da un velo di misticismo, fondamentalmente però tutte verosimili o almeno plausibili visti i personaggi di cui si parla, molti dei quali completamente pazzi. Mi ha fatto piacere iniziare con questa lettura il 2021, porta ottimismo, curiosità e voglia di fare. C’è anche un capitolo due, che ho già recuperato (gratis naturalmente), ma voglio aspettare qualche tempo prima di iniziarlo, sperando che l’anno cominci bene di suo.

Massimo Cotto – Rock bazar

Libro

Maccio Capatonda mi ha sempre fatto ridere con i suoi video e così, quando ho visto quello di presentazione del suo Libro, autobiografico, non ci ho pensato due volte a recuperarlo e leggerlo. E’ leggero ma, a differenza di quanto pensassi, non è solo un susseguirsi di battute che raccontano la sua vita, anzi a volte sembra perfino serio, altre volte di un’idiozia totale. In generale però non è Ma(la)ccio, perché c’è anche Marcello, la persona dietro il personaggio, che con una certa umiltà spiega come ha ottenuto un discreto successo, dalla collaborazione con la Gialappa’s fino al cinema e alla relazione con Elisabetta Canalis (finita male, visti i sassolini che, parlando di lei, si toglie dalla scarpa, dall’altra scarpa e da tutte le scarpe indossate). Libro da leggere in bagno o prima di addormentarsi, quando la testa è altrove e una risata può venire spontanea.

Maccio Capatonda – Libro