Cinque anni fa

Lui aveva 13 giorni in questa foto e io 13 giorni dopo sarei partito per l’Islanda. Me lo ricorda Facebook. Non serve però Facebook per sapere quanto è stato importante il 2014. Importante o deviante, per merito e colpa delle famose sliding doors che hanno aperto al mio futuro una direzione ben precisa. Al tempo non potevo immaginarla, potevo averne solo un’idea ma era una delle migliaia di combinazioni possibili che solo Doctor Strange avrebbe potuto prevedere. Insomma, nasceva il mio secondo nipote, andavo in Islanda, facevo volontariato in Burkina Faso e compivo (o compievo?! Dubbio delle 8.30 del dopo ferragosto prima di andare in ufficio…) la scelta che avrebbe mischiato le carte per sempre: andare avanti con quelle, vincenti, che avevo in mano o pescare il jolly e rimettere tutto in gioco per amore del rischio? Ho amato il rischio. Ho rischiato l’amore. Di mani ne ho perse eppure, alla fine, ho vinto. E quegli occhietti di mio nipote, oggi cinquenne, sono lì a dimostrarlo.

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Cose da non fare a ferragosto

  • Gli auguri inutili
  • Nuotare in piscina
  • Togliere il sale dalla pelle
  • Bere un rosso al tramonto
  • L’amore disperato

Una storia di fantasmi

Esattamente il 14 agosto di qualche anno fa, iniziavo il mio tour della Scozia con due amici. La prima tappa era Edimburgo, città suggestiva più volte associata a storie di fantasmi, di cui però al tempo sapevo poco.

Lone Piper, il suonatore solitario di cornamusa, era un giovane minuto che fu mandato in esplorazione dentro un tunnel nei sotterranei del Castello di Edimburgo. I sotterranei erano pressoché sconosciuti e il tunnel troppo piccolo per farvi passare un adulto. Così toccò al ragazzino percorrerlo. Lo fece suonando di tanto in tanto una cornamusa in modo che gli altri in superficie potessero tracciare il sentiero per capire dove portasse e soprattutto non perdere le tracce del piccolo esploratore. Cosa che puntualmente accadde. La cornamusa smise di suonare e del ragazzo non si ebbe più notizia. Da allora molte persone affermano di aver udito una specie di lamento, simile al suono di una cornamusa, provenire dalla base del castello.

Un certo Sir Mackenzie pare fosse un uomo spregevole che al termine di una battaglia di cui ignoro tempi e circostanze, imprigionò e torturò migliaia di nemici. Quando morì fu seppellito nel cimitero accanto alle prigioni e a tutt’oggi il suo fantasma sembra si manifesti per infierire sui visitatori del posto con piccole ferite, ustioni, rumori inspiegabili. Recentemente un esorcista è stato incaricato di agire sul cimitero ed è morto pochi giorni dopo l’intervento in circostanze mai chiarite. Quell’ala del cimitero è attualmente chiusa al pubblico.

Annie era una bimba che si ammalò durante un’epidemia di peste in città. Il quartiere più colpito, Mary King’s Close, fu isolato chiudendone gli accessi e i residenti furono lasciati al proprio destino. Uno di questi era Annie che, abbandonata dalla famiglia, ancora oggi piange chiedendo della sua bambola. Migliaia di turisti passando da Mary King’s Close portano giocattoli e dolci per la piccola.

Ricordo vagamente altri racconti: quella di un cannibale la cui vittima ancora grida di dolore dopo secoli; quella del cosiddetto “ponte del diavolo” su cui trasportavano i cadaveri delle streghe uccise dall’Inquisizione prima di gettarli in una palude; quella di una donna impiccata due volte e sopravvissuta chissà come.

Insomma, sono tante le leggende legate ad Edimburgo, tutte curiose e probabilmente fasulle. La storia di fantasmi che però mi ha colpito di più la conosco solo io. E’ quella dei due amici con cui sono partito che si sono messi insieme, si sono sposati, hanno fatto un figlio e, da quel viaggio, sono scomparsi nel nulla, nonostante li abbia cercati finché li ho mandati affanculo.

I grandi classici riveduti e scorretti

Una lettura pressoché inutile che speravo mi regalasse qualche risata sotto l’ombrellone e che invece mi ha fatto pentire persino di essere andato al mare. E’ il parto degli autori di una pagina satirica di Facebook che però qui non hanno voluto riportare i loro nomi, chissà perché. Tenacemente sono comunque arrivato alla fine solo perché, nonostante tutto, il libro permette di farsi un’idea della trama di alcuni classici. Così adesso, tra quelli che non conosco, so quali non leggerò mai.

I grandi classici riveduti e scorretti

Indizio n. 3

Ufficio. Pausa pranzo. Il monitor non mostra un’immagine a caso, dice che sono ancora a Roma ma che piano piano mi sto teletrasportando là. Non sarò veloce come il capitano Kirk dall’Enterprise, mancano ancora troppi giorni, eppure atterrerò anch’io su un altro mondo. Un mondo nuovo, diverso da quelli che sono abituato ad esplorare, composto però dagli stessi elementi in cui sono cresciuto: un’isola, il sole, il mare, i fondali, le spiagge. E il sud. Che sta pure per sudore.

L’indizio n. 3 è in realtà una prova, il biglietto aereo. L’ultimo o forse il primo tassello del viaggio, che si aggiunge alle camere prenotate per dormire, al noleggio dell’auto, al rinnovo del passaporto e alla lettura della Lonely Planet, indizio n. 1, acquistata tempo fa. Ho stilato la lista della roba da mettere in valigia e lo spazio maggiore lo occuperanno l’attrezzatura subacquea e le scarpe da running. Sì, perché voglio immergermi nella barriera corallina e, se mi sveglio, correre sulla sabbia. Con un costume e un paio di occhialini potrò nuotare nell’Oceano Indiano. Non credo mi serva molto altro e comunque per tutto il resto c’è MasterCard, confidando di non spremerla troppo.

Dice il saggio: il volontario parte per uno scopo che non è il suo, il turista parte per uno scopo che è esattamente il suo mentre il viaggiatore parte per uno scopo che ignora. Questa volta, nonostante torni in terra africana, non andrò in veste di volontario e, trattandosi di un’isola piuttosto piccola, non farò nemmeno il viaggiatore. Sarò un turista, con pochi programmi e uno scopo preciso che è la voglia di restare un po’ fuori dal mondo.