L’ipotesi Gaia

Ci sono delle cose che, semplicemente, accadono. Possono farlo in tanti modi più o meno riusciti, dipende da quanto bene si incastrano le varie componenti. Ora, metti un giorno che non è un giorno qualunque ma una ricorrenza, in un momento di distacco dai ricordi, tra una doccia fredda e una sessione di ukulele. Prendi una foto, una sola. E una parola. O anche due. Lascia tutto al caos, prima che il tempo si intrometta. Perché è vero che il tempo aiuta ma a volte fa l’esatto opposto, nuoce e gravemente. Quindi non farne passare, segui l’istinto. Aggiungi l’atmosfera di una sera che diventa notte e che non finisce mai, con la sua luce in bianco e nero e la sua aria silenziosa. La chimica, non dimenticare la chimica. Poi respira. Utilizza le parole, la più potente droga usata dall’uomo. Ascolta le pause, libera i pensieri e tienine uno costante in cima agli altri. Moltiplica per due. Qualcosa succede.

James Lovelock, che a differenza di quanto possa suggerire il nome non è un attore porno ma uno scienziato con gli attributi, sostiene che Gaia, la Terra, sia un unico organismo vivente autoregolantesi, ossia che l’atmosfera, la crosta terrestre, i mari e tutte le componenti geofisiche del pianeta si mantengono in condizioni ideali alla presenza della vita proprio grazie al comportamento e all’interazione degli organismi viventi, animali e vegetali. Gaia quindi vive ed è il suo profumo che mi sembra di sentire quando soffia il vento da nord. Perché è vero che il vento porta via i cattivi pensieri ma a volte invece porta con sé sensazioni nuove da mondi rotondi e sconosciuti. E te le lascia sulla pelle, attaccate come un abbraccio.

Io, che a differenza di quanto possa suggerire il mio nome non sono uno scienziato con gli attributi e – purtroppo? – nemmeno un attore porno, sono affascinato da Gaia. Anni fa, su questo stesso blog, ricordo di averne parlato come una teoria interessante. Allora non ero felice, però ero spensierato. Oggi non sono né l’uno né l’altro, sono libero e incasinato e questo è tutto ciò che mi resta dell’amore. L’ipotesi Gaia arriva all’improvviso, come un libro su cui cade l’occhio per la copertina accattivante e che, a sorpresa, cattura pagina dopo pagina perché incuriosisce, perché tratta un tema per me importante. Un’idea che ha le premesse giuste per diventare un fatto da vivere non con gli attributi e forse non ancora con il cuore ma sicuramente con la testa, io che di fatti ho avuto tanto bisogno e che per anni mi sono dovuto inventare. Gli elementi ci sono già tutti: incredulità, follia, serenità, superbia, perfino rabbia e perdono, giusto per citarne alcuni. Ma sono ai primi capitoli, c’è molto altro da leggere. Soprattutto c’è molto altro da scrivere. Ogni componente si sta integrando perfettamente con le altre per creare sintonia in uno spazio sempre meno ingombrante, per spostare avanti le ore, scuotere il tempo e rimandare di continuo quel qualcosa di primordiale che è il sonno. Quanto mi è mancato il sonno, l’ho desiderato a lungo. Adesso vorrei non arrivasse mai mentre quella voce, un sussurro nell’orecchio, mi chiede: quindi, cosa succede? Succede che sei bella.

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Niente

Ci penso, non è che non ci penso. Ieri ho trascorso la serata in compagnia, una casa nuova, una panoramica sul mondo, un tramonto sullo sfondo e una pizza sullo stomaco. C’erano discorsi, risate e i requisiti per arrivare a notte fonda finché, all’improvviso, sono venute fuori le ciliegie. A lei piacevano da morire. E un attimo di blackout ha preso il sopravvento: la compagnia è scomparsa, il tramonto si è spento e lo stomaco ha mostrato i suoi vuoti. Il momento è durato poco ma è bastato a farmi ribollire il sangue e a chiedermi come cazzo sia stato possibile arrivare a questo punto.

Io l’amavo più di chiunque altro e ora il solo ricordarla mi fa venire la nausea. Lo schifo. Non capisco perché quel sentimento enorme, tanto bello e forte, certificato pure sul blog da pagine e pagine a lei dedicate, si sia potuto trasformare così radicalmente in poco tempo. Uno schiocco di dita e taaac, da amore a odio. Beh, in realtà il tempo non è stato proprio poco. Non contento di due anni di falsità, scoperte perché non c’era più posto per nasconderle, per altri dodici mesi ho covato rabbia, frustrazione, umiliazioni ed innumerevoli delusioni che il mio cuore innamorato mi ha impedito di vedere e che sono scoppiate tutte insieme. Avevo provato a staccarmi e ci stavo riuscendo, consapevole di aver dato più del massimo per tornare con lei e di non poter aggiungere altro. Come gli ex alcolisti, stavo contando i giorni in cui non c’era stato alcun contatto tra noi, li descrivevo su un diario ed ero arrivato a 73, ovvero a circa due e mesi e mezzo. Lei però non lo ha accettato e si è rifatta viva, di nuovo: parole con cui diceva di amarmi immensamente, di non poter vivere senza di me, pregandomi di non farle fare qualche cazzata ché, scriveva letteralmente, stava morendo. Il suo blog è tuttora pieno di post per me con riferimenti persino alla musica che ascoltavo. L’ho ignorata per giorni, non volevo fidarmi, troppe volte mi aveva fottuto in maniera così subdola. All’ennesimo messaggio, maledetto me, ho ceduto. L’amavo, come avrei potuto ignorare una sua richiesta di aiuto? Con il freno a mano tirato per paura, le ho risposto, abbiamo ripreso i contatti, il dialogo, ci siamo visti. E’ stato bello, per carità. Ero quasi felice, ero lì perché lei mi voleva e, chissà, forse avremmo potuto ricominciare. Ho messo da parte le illusioni mancate e le botte che avevo ricevuto e le ho creduto, starle vicino era tutto ciò che desiderassi. Così mi ha ripreso in barca e non ho perso occasione per dimostrarle quanto ancora l’amassi. In tutto ciò, cosa ha fatto lei?

Niente.

NIENTE.

N I E N T E .

Mi viene da vomitare al pensiero. Mi aveva supplicato ancora una volta di tornare per tenermi lì buono, fermo nel limbo, senza essere capace non dico di saltarmi addosso ma nemmeno di tenermi la mano o dirmi a voce una parola dolce. Lei che stava morendo senza di me. Lei che continua a parlare di amore. Lei che ha chiesto umanità e che solo la vergogna mi impedisce di riportare qui cosa è stata capace di farmi negli ultimi anni. Lei che si è persino incazzata, rispondendomi in malo modo quando, con le lacrime agli occhi, una settimana fa ho osato farle notare quale ennesima porcata capolavoro stesse compiendo nei miei confronti. Nemmeno in un romanzo o un film ho trovato similitudini con il trattamento disumano che ho ricevuto da lei, La Più Bella Ragazza Di Tutti I Tempi, tuttora convinta di amarmi.

Ho bisogno di scriverne, per me stesso, per ripetermi quanto sia stato ingenuo a consentirle di prendere di nuovo terreno. Chi me li restituisce gli anni che ho perso dietro ai suoi inganni? Non si è trattato di una storia bella che arriva al capolinea, quello sarebbe stato normale. Invece è stato l’inferno, il casino che ha creato giocando con i sentimenti è abominevole. Vorrei scriverci un libro, se non fosse che al momento non sono capace di ripercorrere quasi tre anni di sofferenze. Tra l’altro, ora che sono un po’ più lucido, al di là delle parole, non ricordo un solo gesto carino né un pensiero spontaneo che lei abbia avuto per me ultimamente e non lo ricordo perché non c’è stato.

Le ho mangiate le ciliegie, a me non hanno mai fatto impazzire. Ne ho mangiate due o tre e l’unica spiegazione che do a questa storia è che io sia stato stupido e che lei non stia bene di testa, sarebbe una parziale giustificazione a suo favore. Cioè io spero sia così. Spero stia male e glielo auguro per giunta. Vorrei che ogni volta che si guardi in faccia allo specchio, un brivido la colga e la faccia soffrire, anche solo per un secondo, per il dolore che mi ha dato e che – sappiamo io e lei perché – mi continuerà a dare. Peccato che non lo scoprirò mai, resterà un desiderio di cui non avrò alcuna conferma. Lei per me è morta, non incrocerà più la mia strada né scambieremo mai una parola. Del resto lei stessa affermava che sarebbe morta senza di me, bene. Ma non muore, anzi ho motivo di credere che ora se la stia spassando in compagnia.

Sto elaborando questa forma di odio e sì, non è l’agognata indifferenza, è pur sempre un sentimento e bla bla bla. Basta scorrere indietro il blog, leggere due righe o guardare qualche foto per avere idea di quanto lei fosse importante per me. Era tutto ciò che volevo dalla vita e adesso non è niente. O meglio non ancora, sto lavorando per renderla niente. Dimenticarla è impossibile, mi ha tolto pure i bei ricordi, non mi resta un cazzo se non la carcassa di un cuore che devo rimettere a posto e donare a chi se lo merita.